essere

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essere

('ɛs:ere)
verbo intransitivo aus. essere
1. in funzione di copula unisce soggetto e nome del predicato Lui è un bravo ragazzo Sei sposato? Giovanni e io siamo innamorati.
2. anche accompagnato da "ci" o "vi" essere presente nella realtà Essere o non essere? E la luce fu. Ci sono molte varietà di fiori. Non v'è dubbio.
3. verificarsi nella realtà Quel che è stato è stato.
4. raggiungere un luogo Tra un'ora siamo a casa.
figurato ho capito
figurato è arrivato il momento atteso
non sono convinto che sia vero
è possibile
5. trovarsi in un dato contesto o luogo essere a casa essere al mare I bambini sono a scuola. C'è nessuno qui?
6. avere un certo peso, una certa misura, un certo prezzo Sono due chili esatti. Sono tre metri e mezzo. Le mele sono due euro al chilo. Quant'è in tutto?
7. spec. in costruzioni impersonali indica tempo meteorologico o cronologico È piovoso. È presto.
8. seguito dalle prep. "a, da, di, in, per" definisce la funzione, la materia, la provenienza e sim. del soggetto essere a disposizione essere da fare essere di qlcu essere di ferro essere di Pavia essere in pensione essere per tutti

essere

('ɛs:ere)
nome maschile
1. ogni organismo che ha una sua forma di vita essere vivente essere umano
2. filosofia la condizione di ciò che esiste l'essere e il divenire
realizzare
3. la natura profonda di una persona o una cosa conoscere qlcu / qlco nel suo vero essere
4. spreg. un particolare individuo È un essere ignobile.

ESSERE.

Verbo, che non segue alcuna coniugazione, ed è anomalo, ed irregolato più d' alcun' altro di questa lingua, e costruiscesi variamente, con varj casi, sì come per gli esempli, e vale avere essenzia. Lat. esse.
Dan. Purg. c. 10. Quando io conobbi quella ripa intorno Esser di marmo. E can. 1. Ma da ch' è tuo voler che più si pieghi. E can. 25. Che questa è 'n via, e quella è già a riva. E Inf. c. 1. Si ch' a bene sperar m' era cagione Di quella fiera la gaietta pelle [cioè mi cagionava] E Purg. 26. Dinne, com' è, che fai di te parete, cioè [come sta] E Inf. c. 22. Ma però di levarsi era niente, [cioè faticava invano]
Bocc. n. 11. 8. Quanto poteva s' aiutava, ma ciò era niente [cioè non si poteva] E nov. 77. 38. Ed etti grave il costassù ignuda dimorare [cioè t' arreca affanno]
Fr. Giord. S. Non fanno qui mai altro, che studiare di conoscere il peccato, e sonne molto di meglio [cioè vien loro ben fatto]
Virg. Eneid. M. Sie sano, e queste cose dette, sparve [cioè sta sano]
Petr. Son. 1. Al popol tutto Favola fui gran tempo. Da quel d' Orazio. Fabula quanta fui.
Bocc. n. 11. 10. O se essi mi cacciasser gli occhi, o mi traessoro i denti, ec. a che sare' io? [cioè che partito sarebbe il mio, dove mi troverre' io?] Lat. quo in statu essem?
¶ Per andare a trovare. Lat. adire.
Stor. Rinal. Figliuoli siate a Carlo, e salutate Dusnamo.
¶ Mutasi talvolta il SONO, terza persona del più, in ENNO, formata dalla terza persona del meno, è, ma non è più in uso, se non in alcuni luoghi tra i contadini.
Fr. Giord. S. E perchè non enno esauditi que' Farisei.
Dan. Inf. c. 5. Intesi ch' a così fatto tormento enno dannati i peccator carnali. E Purg. 16. Ben v' en tre vecchi ancora, in cui rampogna l' antica età.
Il participio di questo verbo, che denota tempo preterito, è STATO, ed è tolto, come in presto, dal verbo STARE.
Petr. Son. 134. S' io fossi stato fermo alla spelunca, ec.
perciocchè, secondo la sua analogía, dovrebbe, sì come, ESSENTE, essere ESSUTO, come tal volta si ritruova nelle più antiche scritture: ma allora poco in uso, e oggi niente.
G. V. 9. 272. 1. Quelli, che non avea retto, per addietro, ne essuti di lor setta.
Dicevano anche tal volta ISSUTO.
Vit. S. Gio. bat. Sopra queste cose, ch' erano issute, e che doveano essere.
Fr. Giord. S. Chi credea, che fossero issuti alcuni huomini, ch' erano passati.
E talora SUTO.
Bocc. n. 16. 27. E s' io avessi creduto, che conceduto mi dovesse esser Suto.
Salust. Iug. La sua virtù è suta grandissima, e dismisurata.
Truovasi ancora nel preterito imperfetto, in vece di ERAVAMO, e di ERAVATE, SAVAMO, e SAVATE.
Sen. Pist. E quella cupidità, che noi apparammo, quando noi savamo teneri, e radicata, e cresciuta.
Tav. rit. E sì come voi savate partito.
¶ Talora per, sia, o sarà, si dice fia,
Bocc. n. 77. 36. Io ognora, che a grado ti fia, te ne posso, ec.
Dan. Purg. 18. E fieti manifesto L' error de' ciechi, che si fanno duci.
E dicesi anche FIENO, per SIENO, o SARANNO.
E FORA, pronunziato con l' o largo, in vece di SAREBBE.
Dan. Purg. 27. E fallo fora non fare a suo senno.
E anche FORANO si dice in vece di SAREBBONO.
¶ Coniugasi questo verbo con tutte le persone d' ogni suo tempo, col participio di preterita voce di tutti i verbi attivi, come con, amato, chiamato, e gli altri, e formasi di esso, e del participio, il passivo, del qual manchiamo.
Bocc. n. 27. 24. Si dovrebbono gloriare, quando da alcune amate sono. E g. 4. p. 14. Per certo chi non v' ama, e da voi non desidera d' essere amato, ec. E nov. 31. 21. E ch' io altramenti il chiama, non colui, ch' è chiamato, ma colui, che chiama, commette difetto.
¶ Coniugasi eziandio con molti de' neutrali, ma non muta loro il significato, come NASCERE, VOLTARE, INCONTRARE, RALLEGRARSI, DOLERSI.
Dan. Purg. 24. Femmina è nata, e non porta ancor benda. E can. 22. Per lo contrario suo m' è incontrato. E can. 24. Per esser pure allora volto in laci.
Bocc. introd. n. 54. Rallegrato ciascuno, con piacevoli motti, e con festa, mangiarono. Qui ci s' intende in virtù, ESSENDO. E nov. 23. 9. Sicuramente gli dite, che io sia stata quella, che questo v' abbia detto, e siamivene doluta.
¶ Coniugasi ancora seco medesimo, cioè col participio STATO.
Bocc. n. 27. 9. Se mai si risapesse, che noi fossimo stati, noi saremmo a quel medesimo pericolo.
¶ Coniuga eziandio altrui, nel coniugar se.
Bocc. n. 11. 10. Da lui essergli stata tagliata la borsa.
¶ Coniugato altresì con l' add. che manchi del verbo, dell' uno, e dell' altro di loro si forma esso verbo, del significato dell' addiettivo.
Dan. Purg. 25. E già venuto all' ultima tortura s' era per noi, e volto alla man destra, ed eravamo attenti all' altra cura.
¶ Coniugato con le particelle BENE, o MALE, senza aggiunto d' altra parola, che l' aiuti (usitato modo del buon secolo) vale essere in grazia, e disgrazia, a grado, e a disaggrado, grazioso, e odioso, amato, e disamato.
Bocc. nov. 94. 3. Perchè mal dell' amor della donna era, quasi disperatosene, ec.
G. V. 11. 6. 4. Tutta questa rovina avvenne al legato, perch' era male de' Fiorentini, che, se fosse stato bene di loro, la sconfitta, che ebbe a Ferrara la sua gente, non l' avrebbe avuta. E lib. 9. 79. 3. Onde il Re Ruberto, prima ch' e' fosse cardinale, era mal di lui, e avevali tolto il suggello [ci s' intende, soddisfatto]
Bocc. 17. 18. Parendogli, secondo che per gli atti di lei poteva comprendere, essere assai ben della grazia sua [cioè aver la sua grazia]

ESSERE.

Sust. condizione, stato. Lat. status, conditio.
Dan. Par. 27. Tanto voler sopra voler mi venne Dell' esser suo.
Filoc. lib. 5. 74. Venite onoriamo alquanti giovani ne' sembianti gentili, e di grande essere.
Traduzioni

essere

sein, dienen, frommen, nützen, sitzen, haben, werden, einig, entbehren, verantwortlich zeichnen, Wesen

essere

být, existovat

essere

estar, ser, haber

essere

être

essere

być

essere

være

essere

ser, estar, haver

essere

ser

essere

være, væsen

essere

esti

essere

bâšidan [bâš-], budan [bov-, bou-], hastan, moujud, vojud

essere

esser, existentia, haber, star

essere

buti

essere

vara, hålla till, må, sitta ³, varelse, vistas

essere

wa

essere

bood, hona

essere

olla

essere

biti

essere

・・・がある, いる

essere

(…) 이다, 있다

essere

zijn

essere

เป็น อยู่ คือ

essere

là, ở

essere

,